Immigrazione, Islam, nuovi italiani: la sfida dell’informazione. Esperienze a confronto. Le regole della Carta di Roma

Written by on 2 Mag 2017

Sabato 29 aprile 2017, ore 9.30-13.30 Consolato del Regno del Marocco – sede di Verona (via Evangelista Torricelli 49)
«È per me un onore e un grande piacere aprire i lavori di questa importante iniziativa di confronto, formazione e dialogo sui temi che stanno segnando ormai da diversi anni la cifra del cambiamento in Italia, nel Mediterraneo, e a livello globale.
Da una parte i movimenti migratori che da est verso ovest, da sud verso nord, rappresentano una sfida per tutti noi con la necessità di capire a fondo le ragioni e le cause profonde dietro allo spostamento volontario o forzato di milioni di donne e uomini oggi, dall’altra l’urgenza assoluta di rivedere radicalmente le strategie di inclusione dei nuovi cittadini nei Paesi di accoglienza dopo un bilancio certamente non del tutto positivo in numerosi Paesi europei.
Una sfida, quella legata alle migrazioni e ai cambiamenti in atto in particolare nel quadrante euro-med-africano, che abbiamo il dovere oggi di discutere apertamente, con uno spirito di apertura maggiore volto a trovare soluzioni condivise perché ormai le difficoltà e i pericoli sono condivisi a partire dalla minaccia del terrorismo e dei rischi di estremismo e radicalizzazione che hanno trascinato numerosi giovani europei di origini diverse sulla strada della violenza in nome di Dio e dell’Islam. Non occorre che ribadisca in questa sede, come hanno fatto insieme recentemente papa Francesco e l’imam di Al Azhrah al Cairo, che nessuna violenza può essere commessa in nome di alcun Dio o religione. Oggi i musulmani sono le prime vittime insieme all’Occidente della deriva terroristica che non ha nulla a che fare con milioni di musulmani che credono e vivono nella pace nei Paesi a maggioranza musulmana e in Occidente.
Gentilissimi ospiti, cari giornalisti, oggi il nostro compito e il vostro ruolo sono fondamentali per raccontare innanzitutto la differenza tra una quotidianità fatta di convivenza, dialogo, costruzione di una cittadinanza comune nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e tra le associazioni e una rappresentazione mediatica troppo spesso concentrata quasi in modo esclusivo sulle cattive notizie, che da eccezione appaiono come regola. Oggi abbiamo bisogno di mostrare un’alternativa concreta in cui cittadini di diverse lingue, culture, religioni vivono pacificamente e possono condividere valori e progetti per il bene comune. Senza il vostro aiuto questo cammino sarà molto difficile se non impossibile».
Ha introdotto così la Console Generale del Marocco in Verona, Nezha Attahar, la giornata di formazione per giornalisti, intitolata “Immigrazione, Islam, nuovi italiani: la sfida dell’informazione. Esperienze a confronto. Le regole della Carta di Roma”, che si è tenuta la mattina del 29 aprile nella sede stessa del Consolato veronese. «Sono temi – spiega l’organizzatrice, la giornalista Romina Gobbo – che rappresentano una sfida per l’informazione, oltreché una grande responsabilità. Perché la narrazione mediatica influenza fortemente l’opinione pubblica».

Patrocinato dallo stesso Consolato e dall’Ordine dei giornalisti del Veneto, l’evento ha visto al tavolo dei relatori Zouhir Louassini, giornalista Rai ed editorialista dell’Osservatore Romano, che ha sottolineato come «nessuno lascia il suo Paese perché gli piace, la gente se ne va perché non ce la fa più, perché vuole migliorare la propria vita. Questo potrà cambiare solo quando migliorerà la situazione in quei Paesi. Noi giornalisti dobbiamo fare il nostro lavoro. Significa fornire dati, non opinioni. La partita che si sta giocando la possiamo salvare solo se sapremo essere credibili».

Anna Meli, direttrice comunicazione della ONG Cospe, ha presentato l’attività dell’associazione Carta di Roma, di cui è stata coordinatrice, fondata nel 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa italiana.

Andrea Priante, inviato del Corriere del Veneto, ha portato la sua esperienza di “operatore infiltrato” nel campo profughi di Cona nel Veneziano, «per raccontare le condizioni in cui si vive e si lavora all’interno di queste maxi-strutture».

Sergio Frigo, già capo servizio al Gazzettino, fondatore e direttore della rivista “Cittadini dappertutto”, sui temi dell’integrazione, ha riassunto così la sua analisi: «Fra le cose che gli immigrati cercano da noi c’è uno dei beni che la modernità ha reso indispensabile quanto l’acqua e il cibo: la visibilità, cioè la possibilità di recitare, magari da comprimari, una parte sul palcoscenico del mondo; una possibilità che – stante la struttura e le priorità del sistema mediatico occidentale – nei loro Paesi sarà loro sempre preclusa, a meno che essi non diventino vittime o carnefici».


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